Archivi categoria: Tecniche e Procedure

La Ratio/Deco


Elaborata da Andrew Georgitsis della Unified Diving Team di cui è cofondatore assieme a Jeff Seckendor http://unifiedteamdiving.ning.com la ratio/deco è senza alcun dubbio la più moderna forma di deco on the fly e fa parte integrante delle tecniche d’immersione a miscele trimix Emde.

Alla sua modernità deve essere associata la disarmante facilità di applicazione e di comprensione da parte degli appassionati subacquei.

Come noto, la ratio deco si articola su alcune procedure standard descritte nel proseguo dell’articolo.

Continua la lettura di La Ratio/Deco

Compagno d’immersione

Il  Sistema  di  Coppia

Cosa deve intendersi per effettivo compagno di immersione e qual è veramente il suo valore?

Il subacqueo solitario non è una specie estinta, è una specie a rischio.
Potremmo concludere così il nostro articolo sul Sistema di Coppia.

Probabilmente qualche sub non condivide quest’affermazione.

Lo comprendiamo, anche perché tra i sub vi sono quelli con le tempie grigie, subacquei che ben conoscono la libertà assoluta che solo un’immersione in solitario concede.

Tuttavia, durante il tempo necessario a far argentare le tempie, si è avuto il modo di osservare e analizzare eventi a volte drammatici nei quali l’assenza di un compagno d’immersione ha avuto un ruolo decisivo.

Subacquei, strana gente. 

I subacquei sono strana gente.
Quando si trattano le procedure di sicurezza, le discussioni che ne derivano raggiungono toni elevati ed è confortante costatare quanta attenzione capillare è dedicata alle procedure di sicurezza e di prevenzione degli incidenti in mare.

Curiosamente la stessa enfasi e rigidità espressa in quei conciliaboli si dissolve inspiegabilmente quando l’immersione si ha da fare, non più da discutere.
Per convincersi di tutto ciò è sufficiente osservare la scansione infinitesimale che è applicata quando avviene un incidente subacqueo.

Tutto lo scenario ove si è svolto l’incidente è analizzato, sviscerato in tutti i suoi meandri, alla ricerca spasmodica di qualche manifesta negligenza da condannare ad ogni occasione e, soprattutto, per attirare sulla propria persona un alone di subacqueo esperto, responsabile e, dulcis in fundo, bravo. 

Il Compagno di Immersione è un «fastidio»

Un fastidio già, specie quando a causa del compagno è stato necessario interrompere un’immersione attesa da tempo, oppure attendere in superficie che fosse pronto a immergersi, o dover fermare il pinneggiamento in quanto lui, il compagno, è intento a osservare «quell’insignificante spirografo», e si potrebbe allungare l’elenco ma, c’è sempre un ma.

Il «ma» è quello che fa ringraziare il proprio compagno d’immersione quando il problema lo abbiamo noi e non lui.

Sembra strano che gran parte dei subacquei (istruttori compresi), ritengano che i problemi siano un’esclusiva degli altri, pare che esista una specie di infallibilità tecnica tendente ad escludere la possibilità di avere o di essere un problema.

La realtà è che alla fine, tutti hanno bisogno del compagno d’immersione, magari per alcune banalità ma le banalità, se non risolte in modo rapido ed efficace, possono evolversi in problematiche irrisolvibili.

Il Sistema di Coppia Ricreativo e Tecnico

Non ci sono differenze.
Mentre nell’immersione ricreativa il Sistema di Coppia è uno standard ben ratificato e indiscusso, in alcune frange dell’immersione tecnica si hanno opinioni opposte.

Nelle immersioni a quote considerevoli, ben oltre i modesti 40 metri della rec-diving, il compagno d’immersione pare non avere la stessa efficacia risolutiva realizzabile in acque poco profonde.

Tali teorie possono avere un senso pragmatico, ma i problemi subacquei sono eterogenei e il subacqueo deve pensare non solo ai grandi ma anche ai piccoli problemi che senza la collaborazione di qualcuno, è difficile risolvere.

Effetto Psicologico

I sub che hanno iniziato il proprio addestramento, attraverso le didattiche conoscono e applicano il Sistema di Coppia.

Per vari motivi, ad alcuni sub è accaduto di immergersi da soli.

Essi hanno avvertito chiaramente un senso di forte disagio derivato dall’essere soli, dal non poter fare affidamento su nessuno in caso di problemi. 
Immergersi con il proprio compagno d’immersione infonde sicurezza ed è naturale che sia così.
Nessuna attrezzatura è capace di estrarre un sub impigliato in una rete, di fornire aria o di portarlo in superficie, il problema vero è un altro ed è proprio lui: il compagno.

Quale compagno?

Non basta avere un compagno d’immersione per essere sicuri in acqua, occorre un compagno idoneo dove per idoneo si deve intendere un compagno che conosce i propri limiti, che li preannuncia, che pianifica e che rispetta la pianificazione, che sa riconoscere le immersioni fuori dalle sue capacità e le evita.

Può accadere di essere coinvolti in un’immersione di gruppo dove intimamente il subacqueo sa di non essere all’altezza. In quei casi occorre la forza (meglio intelligenza) di esprimere la propria contrarietà e proporre immersioni alternative, entro i propri limiti.

Quali sono i propri limiti, quando un sub è in gamba?
Duilio Marcante espresse una risposta illuminante al riguardo: «Quando sa di non esserlo».

Al di là dai riferimenti nostalgici ma attuali e palpabili ad ogni immersione, è difficile rispondere al quesito, i limiti si vedono bene negli altri.

Possiamo ipotizzare una risposta indicando le capacità di gestire efficacemente un’emergenza subacquea, ma esse non sono costanti al variare delle quote di profondità.
Per rafforzare quanto appena descritto si possono citare quei subacquei che si tolgono, rimettono e svuotano la maschera con innegabile tranquillità in pochi metri di acqua, ma che si rifiutano energicamente di farlo, quando è chiesto loro di ripetere l’esercizio a profondità maggiori.

In ogni caso, l’errore di base è sempre e soltanto uno, considerare il compagno come il solo che può avere un problema.

Eseguire un’immersione pianificata entro i limiti del subacqueo meno esperto, significa eseguire un’immersione dove la sicurezza inizia a materializzarsi parallelamente al piacere di immergersi.

Questa non è filosofia, questa è una procedura leggibile in ogni pagina di ogni manuale d’immersione ma purtroppo, vi sono subacquei che creano in sé un proprio, personalissimo, manuale d’immersione.

 

La Guida Subacquea – di Andrea Neri

Cosa aspettarsi, pretendere, chiedere da una guida subacquea.
Dove iniziano e terminano i compiti dell’accompagnatore subacqueo.

In un’ipotetica scala gerarchica, la guida subacquea è subordinata al livello d’istruttore, infatti in molti programmi di formazione, la guida è considerata un valido e prezioso aiutante dell’istruttore durante la conduzione di corsi.
Questa valutazione corrisponde alla realtà solo in parte.
Scopo di questo articolo è mettere a fuoco quali possano essere realmente i compiti di una guida, quello che si può ragionevolmente pretendere da essa, quali possano essere gli oneri e gli onori.
Definizione di Guida Subacquea
Per guida subacquea s’intende colui che dopo avere avuta una formazione specifica e conseguito il relativo brevetto, agisce prevalentemente nella veste di accompagnatore durante un’escursione subacquea composta da altri sub certificati.

Questo significa che la guida subacquea non ha alcun compito didattico ne tantomeno l’autorità all’insegnamento.

La guida subacquea è a tutti gli effetti, un subacqueo che conduce altri appassionati alla visione di fondali da lei ben conosciuti.

Attitudini per fare la Guida Subacquea

In molti corsi di formazione, l’addestramento alla conduzione guidata di altri subacquei è sommato alle attività da assistente istruttore.

In un primo momento, queste due attività sembrano quasi simili mentre invece hanno caratteristiche profondamente diverse che meritano un approfondimento.

La diversità più rilevante tra assistente istruttore e guida subacquea è che quest’ultima si trova ad agire non con studenti ma con subacquei già brevettati.
In moltissime situazioni, questa distinzione genera effetti di vario genere, anche contrapposti tra loro ma con un unico denominatore: il proprio ego.
Sembra strano, o forse non lo è, che molti problemi subacquei hanno origine dalla psicologia del sub, ma un’attenta analisi d’ogni caso indica che la componente dell’approccio mentale all’immersione, ha una presenza quasi costante.

Durante un corso subacqueo, il ruolo di studente, di colui che è lì per imparare, colloca l’allievo nella “normalità dell’errore” nel senso che è normale commetta errori, e quindi non è particolarmente lesa la propria autostima.

Diversamente, durante un’immersione guidata, il sub escursionista è già subacqueo, non è lì per imparare ed essere giudicato, ma per divertirsi e magari tanto, soprattutto nei casi in cui l’escursione è pagata.

Il fatto di non volere essere giudicato è molto importante, visualizziamo lo scenario classico di un sub che si rivolge ad un diving per eseguire delle immersioni in luoghi sconosciuti.

Al momento in cui è fatta conoscenza con la guida, si genera automaticamente un dato livello di simpatia o antipatia che avrà ripercussioni sulle immersioni, pertanto diventa fondamentale il tipo di approccio con il quale la guida si rivolge agli escursionisti, da ciò dipenderà la sua autorevolezza e la collaborazione da parte degli escursionisti.

Certo, esistono vari tipi di subacquei escursionisti, c’è colui che desidera essere “comandato” perché ciò lo fa sentire più sicuro in quanto è sotto il controllo di un “comandante” anche se ciò denota un’insicurezza delle proprie abilità subacquee, c’è colui che considera la guida una specie di male necessario perché sente limitata la propria libertà esplorativa, c’è colui che tende ad ignorare le direttive della guida espresse durante il briefing (se il briefing è stato fatto!) scendendo più profondo o attardandosi su certi luoghi, c’è colui che vuole fare ciò che meglio crede tanto … c’è la guida a controllare tutto.

Davanti a tutta questa eterogeneità di subacquei, si può comprendere che probabilmente fare la guida subacquea non si limita a portare sott’acqua dei sub ma anche nel prevenire problemi derivanti da come essa si è proposta ed accettata.

Il fattore psicologico, della comunicazione, di come la guida si propone non fanno parte di un corollario teorico o accademico ma spudoratamente pratico.

Vi sono infatti guide convinte che, in quanto tali, possono assumere atteggiamenti da caserma o da giudici verso i quali non è consentito muovere obiezioni.
In quei casi, negli escursionisti più navigati, la reazione più comune è la non-collaborazione da parte dei divers e/o dall’immediato desiderio di “far vedere a quello là” come si è bravi sott’acqua. Nei casi invece di sub con poca esperienza l’effetto è quello di rimanere intimoriti, preoccupati di commettere errori e quindi ecco nascere lo stress psicologico.

Un altro tipo di guida è quella molto permissiva. Inizialmente una guida così è ben gradita da tutti “finalmente una guida che ci fa fare ciò che si vuole!” ma il gradimento termina quando si formano problemi causati proprio dall’eccessiva libertà di azione, ecco quindi che la guida da adorato angelo con le bombole, diventa un demone con lo scuba e l’eventuali responsabilità saranno scaricate tutte su di essa, che non ha saputo pianificare professionalmente una semplice gita subacquea, ergo: per fare la guida subacquea occorre possedere attitudini psicologiche.

Il primo contatto con gli escursionisti è fondamentale per ogni guida, per cui deve essere la guida a “sintonizzarsi” verso i propri assistiti non viceversa. Per fare accettare la propria autorevolezza ci saranno di lì a poco ben altre occasioni, come ad esempio il briefing.
Briefing, non solo parole
Il briefing è un colloquio che ha la guida con i sub da portare in escursione.
A volte, troppe volte, non avviene, ma prima di descrivere i motivi per i quali non è fatto il briefing, è necessario stabilirne l’utilità.
Cosa è e come deve essere fatto un briefing, perché può essere noioso e poi, quanta utilità ha?
Un briefing è un colloquio attraverso il quale la guida elenca i punti principali su come sarà condotta l’immersione ed espone direttive comportamentali alle quali devono attenersi gli escursionisti.


Eseguire il briefing significa pianificare razionalmente l’immersione programmata, significa ricordare le regole generali dell’immersione subacquea e le procedure di sicurezza, significa non lasciare scoperti argomenti sui quali i sub meno disciplinati fanno affidamento per fare ciò che più gli piace e, a termine immersione, giustificare il loro comportamento.

Avere discusso l’immersione in ogni dettaglio significa ridurre fortemente le probabilità che avvengano problemi e incidenti, in altre parole si tratta dell’applicazione del principio basilare della sicurezza: la prevenzione.

Emanare direttive sull’immersione da eseguire significa impedire all’eventuale sub indisciplinato che nel caso di negligenze possa replicare a posteriori “pensavo si potesse fare senza problemi” significa avere testimoni (i sub presenti al briefing) in condizione di potere affermare che una data procedura era stata chiaramente discussa dalla guida e che se è stata disattesa, non può essere imputabile ad essa bensì al sub che l’ha violata.

Questo argomento scivola nell’ipotetica responsabilità legale della guida, un evento che può congruamente affiorare qualora si dovesse verificare un incidente.
Anche durante un briefing emergono prepotentemente il fattore psicologico e le tecniche di comunicazione.
Si è avuto modo di notare, e ripetutamente, che il briefing è un evento “sofferto” dai sub più esperti o da coloro che hanno un alto livello della propria autostima, mentre è calorosamente apprezzato dai sub meno esperti o principianti.

Nei casi in cui la guida deve accompagnare sub esperti o presunti tali, occorre siano attivate alcune astuzie capaci di non urtare l’autostima di cui sopra ottenendo la collaborazione fattiva degli esperti, occorre cioè che la guida sia “simpatica” e lo può fare esternando in maniera moderata, per cui credibile, il proprio compiacimento di avere in immersione subacquei di tale livello anche se, “purtroppo, essendo io la guida devo attenermi e farvi attenere alle comuni regole d’immersione”.

Un buon briefing non può richiedere solo alcuni minuti e richiede il supporto di qualche ausilio tecnico, come ad esempio la visualizzazione dell’immersione in programma.
In molti centri immersione il briefing è condotto commentando disegni, poster o addirittura video dell’immersione da fare.

Questo modo di condurre il briefing è senza alcun dubbio molto utile perché consente all’escursionista di valutare personalmente il tipo dell’immersione, il livello di difficoltà, di “vivere” l’immersione prima d’averla fatta e quindi ridurre il fattore sorpresa, ciò contribuisce nel ridurre lo stress psicologico dei sub più ansiosi e più previdenti.
Abilità della Guida Subacquea
Per essere una guida subacquea affidabile non è sufficiente essere dei bravi subacquei, rispettosi delle regole e attenti a come si svolge una data immersione.
Queste sono le caratteristiche elementari che compongono lo Status di una guida.
Affinché l’affidabilità di una guida raggiunga i più alti livelli, occorre che essa sia abile anche in alcune funzioni terrestri.

Una guida subacquea non può esimersi dallo svolgimento delle attività connesse alle immersioni subacquee, tra queste devono essere considerate alcune efficienze di carattere nautico, tecnico e biologico.

Dato che molte immersioni guidate si svolgono impiegando un mezzo nautico, la guida deve sviluppare conoscenze e funzioni marinaresche che lo portano a collaborare durante alcune fasi della navigazione o dell’ormeggio e non solo, può accadere che occorra la necessità di guidare lo stesso mezzo nautico per cui il conseguimento della patente nautica è da considerarsi un “obbligo” professionale eppure, ancora oggi, vi sono guide che non sanno fare nemmeno nodi basilari quali la gassa d’amante, il nodo di bitta, il nodo piano o il parlato, che sono quotidianamente impiegati in ogni barca.

Considerando inoltre che i corsi di formazione per il brevetto di guida subacquea non possono fornire tutte le conoscenze ed esercitazioni pratiche utili nelle attività marinaresche, ecco che conseguire la patente nautica costituisce un prezioso valore aggiunto.

Non è raro che prima di un’immersione si verifichino problemi all’attrezzatura che oltrepassano le semplici rotture di un cinghiolo o il cedimento di un o-ring della rubinetteria.

Problemi connessi alla valvola di un jacket, al gruppo comandi di un corrugato, ad un erogatore con inizi di autoerogazione (questi i più ricorrenti) vedono spesso la richiesta di assistenza della guida.

In questi casi la guida può fornire un valido aiuto e risolvere il problema in vari modi.
Il più semplice e rapido è avere a bordo equipaggiamenti di riserva, il più complesso e che richiede tempo per l’esecuzione, è quello di avere le capacità e gli strumenti per riparare l’inconveniente.

In quest’ultima situazione occorre che la guida abbia avuto un addestramento addizionale e specifico sulla manutenzione e riparazione degli scuba-equipment.

Un altro scenario è costituito da ciò che si vede sott’acqua, le varie forme di vita marina grandi o piccole che siano ma che attirano l’attenzione e le domande degli escursionisti.

Sviluppare conoscenze di biologia e vita marina è un tema che ogni guida affronta, anche involontariamente proprio per le domande degli escursionisti, in particolare modo se si tratta di sub principianti ma, al di là della semplice risposta che rafforza l’immagine positiva della guida, conoscere la vita del mare o dei laghi e dei fiumi, sapere come si è formata un ansa o lo stesso fondale fornisce all’accompagnatore un’arma professionale di assoluto valore.

In immersione molti sub si aspettano di ammirare prevalentemente pesci, ma i pesci sono solo una piccola parte della vita sommersa.
Nudibranchi, briozoi, echinodermi, molluschi, policheti, poriferi, celenterati, crostacei e le stesse alghe sono tutte “armi” in più in mano alla guida per rendere entusiasmante qualsiasi immersione, anche quando i pesci sono assenti.
Formazione e tirocinio
Non è scopo di questo articolo stilare una graduatoria di merito dei vari corsi di formazione per guida subacquea ne tantomeno lo scrivente desidera scivolare nelle sabbie mobili delle didattiche, tuttavia l’addestramento per diventare una guida subacquea affidabile non è inferiore, come difficoltà, a quello per istruttore.

La differenza sostanziale tra guida e sub è stata descritta ma è opportuno ripeterla, è quella che una guida non ha a che fare con studenti bensì con sub già brevettati, ha a che fare con gente che non vuole essere valutata né tantomeno avere “lezioncine” vuole invece divertirsi in quanto forti del concetto del pay and play.

Di là dagli aspetti psico-comunicativi sui quali non saremo mai abbastanza esaurienti, subentrano quelli strettamente tecnici.

La formazione di una guida subacquea deve avvenire per gradi, con addestramenti specifici per i vari livelli d’esperienza dei futuri assistiti in quanto le problematiche più comuni presenti nelle escursioni per esperti sono logicamente diverse da quelle presenti nei sub principianti.

Oltre a questo, l’addestramento di una guida subacquea dovrebbe svolgersi prevalentemente nelle acque libere e non in quelle ferme, poco profonde e rassicuranti delle piscine.

Una volta raggiunta la certificazione di guida subacquea inizia la parte più complicata in quanto non vi è più un istruttore a controllare, correggere, suggerire, intervenire.

È naturale obiettare che l’esperienza non si acquisisce durante un corso, ma si può costruire con un apprendistato controllato, con un tirocinio sotto la supervisione di una guida esperta.

L’opportunità è concessa collaborando con un centro immersioni dove la guida acerba può essere affiancata per un dato periodo ad una guida esperta, non a caso alcuni programmi di formazione prevedono appunto, questo tipo di tirocinio prima di emettere il brevetto di Guida Subacquea.

I livelli di una Guida
Perché livelli? La domanda nasce spontanea come se esistessero vari gradi di guide ed, in effetti, è così.
Il titolo di Guida Subacquea attesta una formazione generica perché da tempo l’immersioni subacquee si suddividono in specifiche discipline, le principali sono l’immersione ricreativa o sportiva, tecnica o a miscele ternarie, speleo, con rebreathers.

La nostra opinione è che una guida deve saper condurre una data immersione “particolare” in quanto non può essere attendibile una guida che conduce un’immersione tecnica senza aver avuto un relativo addestramento, perché in casi d’emergenza non avrebbe le conoscenze adatte per tentare di risolverle in modo rapido ed efficace.

L’obiezione che una guida non può essere responsabile di un problema tecnico durante un’immersione le cui modalità travalicano le proprie conoscenze, è a nostro avviso discutibile non solo su queste pagine ma anche, e forse soprattutto, in un contenzioso legale.

10 Regole per Valutare la Guida Subacquea

Una guida subacquea in quanto tale non costituisce una garanzia assoluta per lo svolgimento ottimale di un’immersione assistita.
Come suggerito nell’articolo, può accadere che la guida non sia sufficientemente esperta e quindi più sottoposta ad errori durante la sua funzione di accompagnatore subacqueo.
Da questa considerazione nasce l’esigenza e l’importanza affinché il sub/escursionista disponga di un “metodo” con il quale valutare l’affidabilità della guida.
Quelli che seguono sono i dieci punti principali che possono aiutare l’escursionista a comprendere quale sia il livello di professionalità della guida che di lì a poco, lo condurrà in immersione.

01) La guida deve chiedere informazioni circa lo stato psico/fisico del momento.
02) La guida deve informarsi sul livello di brevetto e d’esperienza subacquea.
03) Osservazione dell’attrezzatura della guida.
04) La guida deve eseguire un briefing accurato sull’immersione in programma.
05) La guida deve puntualizzare che gli assistiti debbono attenersi alla pianificazione.
06) La guida ha analizzato, collegialmente, le condizioni meteo?
07) Nel caso di più sub da guidare, la guida deve disporre i sub presumibilmente meno esperti più vicini a se stessa.
08) La guida deve dedicarsi totalmente al controllo degli escursionisti, per cui non deve recare in immersione foto o video camere che abbasserebbero il suo livello d’attenzione.
09) La guida ha una progressione lenta in modo da non affaticare gli escursionisti? Chiede periodicamente il controllo della scorta d’aria?
10) La guida ha predisposto un piano d’emergenza?